Obbligo di fedeltà: per la libertà di parola e l’eguaglianza di fronte alla legge

 

17.07.2018, “Il Manifesto”

 

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Due anni fa lanciammo una mobilitazione contro il licenziamento di cinque operai cassintegrati della Fiat di Pomigliano “colpevoli” di aver espresso il dolore e la rabbia per il suicidio di tre compagni di fabbrica, privati – non diversamente da loro – di ogni prospettiva di occupazione. Ci parve che gli amministratori della giustizia avessero rimesso il mondo sul suo asse, perché la Corte d’appello, smentendo il Tribunale del lavoro, diede ragione a Mimmo Mignano e ai suoi quattro coraggiosi compagni, ordinando alla Fiat Chrysler Automobiles il pieno reintegro. Cosa che però la FCA non fece, limitandosi a versare il salario senza permettere ai cinque di varcare i cancelli della fabbrica, quasi fossero pericolosi criminali, mentre invece portò la vicenda in Cassazione.

Dopo un tempo lunghissimo – due anni, che i cinque hanno trascorso in attesa e sospensione nel vuoto – il 6 giugno 2018 la Cassazione ha reso nota la sentenza con cui accoglieva il punto di vista aziendale, sancendo l’obbligo di “fedeltà” all’azienda fuori dall’orario di lavoro.

Secondo i giudici di Cassazione, i cinque avrebbero posto in essere «comportamenti che compromettevano sul piano morale l’immagine del datore di lavoro», venendo meno all’«obbligo di fedeltà a carico del lavoratore subordinato» richiamato dall’articolo 2105 del Codice civile. Questo a dispetto del fatto che l’articolo in questione dispone – semplicemente – che «il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio».

Stiamo parlando di una norma studiata per salvaguardare gli interessi dell’azienda rispetto ad eventuali competitori, che vieta al dipendente di mettersi in concorrenza con il proprio datore di lavoro, legandolo alla riservatezza sui segreti aziendali. Come può una simile disposizione essere indirizzata a operai che, con mansioni esecutive spesso limitate a una sola linea di produzione, o al massimo a un reparto, nemmeno lontanamente possono «trattare affari per conto proprio o di terzi», né tantomeno conoscere «notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione»?

La sentenza ratifica una ratio secondo cui non conta la sofferenza dei deboli ma l’immagine pubblica del padrone; in cui non si protegge l’onorabilità dei suicidi ma quella della controparte, indipendentemente dall’immane disparità del rapporto di forza.

Anno dopo anno, in Italia è stata intaccata la fondamentale funzione esercitata dalla disciplina del diritto del lavoro, diretta a bilanciare lo squilibrio nel rapporto di forza fra imprenditore e dipendente.

Privati persino del diritto di protestare, di gridare il proprio dolore e offesa, cosa lo Stato intende lasciare ai suoi cittadini cassintegrati, licenziati, disoccupati, oltre all’abisso di gesti autolesivi?

Contro questa sentenza, che apre pericolose contraddizioni sull’interpretazione dell’obbligo di fedeltà cui sarebbero assurdamente sottoposti i dipendenti aziendali, intendiamo sostenere non solo Mimmo Mignano e i suoi compagni, ma i numerosi lavoratori licenziati per aver espresso pubblicamente opinioni critiche sulle scelte del proprio datore di lavoro, benché fuori dall’orario e dalle sedi di impiego.

Una simile interpretazione adatta ai casi concreti i principi generali della fedeltà e dell’auto-dominio, e così facendo sancisce l’asservimento dei lavoratori, li condanna al silenzio, li rende ricattabili nella sfera pubblica, riduce la persona umana al mero scambio lavorativo appropriandosi anche della parte di esistenza che è fuori dall’orario di lavoro, disconosce la tutela della dignità dell’uomo sancita dalla Costituzione.

Le recenti riforme del lavoro hanno modificato le relazioni tra lavoratori e datori di lavoro, indebolendo le tutele dei primi a favore dei secondi. Quanto sta accadendo non è solo il risultato di cambiamenti normativi ma l’indice di una profonda involuzione culturale, politica e umana, che minaccia lo stesso sistema democratico del nostro Paese.

La sentenza contro i cinque della FCA segna un salto simbolico al quale intendiamo opporci, perché va a colpire operai che hanno attuato una protesta sindacale utilizzando espressioni satiriche, per quanto aspre, all’unico scopo di dar voce all’angoscia esistenziale che nasce dalla precarietà del lavoro, dall’umiliazione dell’essere considerati scarti dell’umanità, dal dolore per i numerosi compagni che negli anni, alla Fiat e in tutta Italia, si sono suicidati per la perdita del lavoro.

Anche noi crediamo nell’obbligo di fedeltà: quello alla dignità di chi si oppone, e quello alla memoria di chi soccombe. Per questo lanciamo una campagna con la quale chiediamo al Legislatore di regolamentare la normativa sull’obbligo di fedeltà limitandone l’interpretazione a ciò che effettivamente dice, cioé la difesa dell’azienda rispetto alla concorrenza, e chiediamo alla Cassazione di revocare e correggere l’attuale interpretazione.

Per sottoscrivere l’appello qui. Oppure via mail.

PRIMI FIRMATARI

1.                  Andrea Vitale, maestro, pubblicista

2.                  Daniela Padoan, scrittrice

3.                  Alessandro Arienzo, Università di Napoli “Federico II”

4.                  Franco Rossi, docente e pubblicista

5.                  Guido Viale, economista

6.                  Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, presidente Attuare la Costituzione

7.                  Erri De Luca, scrittore

8.                  Massimo Cacciari, filosofo

9.                  Marco Travaglio, giornalista, direttore de Il Fatto Quotidiano

10.             Luigi De Magistris, sindaco di Napoli

11.             Moni Ovadia, attore

12.             Ascanio Celestini, attore e regista

13.             Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano

14.             Massimo Villone, costituzionalista, professore emerito di diritto costituzionale all’Università degli Studi di Napoli

15.             Livio Pepino, magistrato, già presidente di Magistratura democratica e componente del CSM

16.             Lorenza Carlassare, giurista e costituzionalista

17.             Luigi Ferrajoli, giurista, professore di filosofia del diritto all’Università di Camerino

18.             Riccardo Petrella, professore emerito dell’Università Cattolica di Lovanio (Belgio)

19.             Giuseppe Del Bene, già magistrato del lavoro

20.             Alessandra Ballerini, avvocato

21.             Giuseppe De Marzo, responsabile politiche sociali di Libera

22.             Eleonora Forenza, parlamentare europea, Gruppo GUE/NGL

23.             Luigi De Giacomo, fondatore “Attuare la Costituzione”

24.             Don Peppino Gambardella, parroco di Pomigliano

25.             Francesco Pallante, professore di diritto costituzionale all’Università di Torino

26.             Annamaria Rivera, antropologa

27.             Maria Grazia Meriggi, docente di storia delle culture politiche e dei movimenti sociali europei all’Università di Bergamo

28.             Barbara Pezzini, ordinaria di diritto costituzionale, prorettrice con delega alle politiche di equità e diversità dell’Università di Bergamo

29.             Giuseppe Marziale, avvocato

30.             Giuseppe Antonio Di Marco, Università di Napoli “Federico II”

31.             Valeria Parrella, scrittrice

32.             Francesca Fornario, giornalista e scrittrice

33.             Franco Lorenzoni, maestro

34.             Riccardo Bellofiore, professore di economia politica all’Università di Bergamo

35.             Piero Bevilacqua, storico

36.             Gruppo musicale Lo Stato sociale

37.             Giuseppe Aragno, storico

38.             Donato Auria, operaio indotto FCA Melfi

39.             Domenico De Stradis, operaio FCA Melfi

40.             Andrea Di Paolo, operaio FCA Termoli

41.             Piero Azzoli, operaio FCA Cassino

42.             Teresa Elefante, operaio FCA Mirafiori

43.             Rosario Monda, operaio FCA Pomigliano, reparto logistico Nola

44.             Andrea Tortora, operaio FCA Pomigliano, reparto logistico Nola

45.             Giorgio Cremaschi, Piattaforma Sociale Eurostop

46.             Mario Agostinelli, Energia Felice, già segretario generale della CGIL Lombardia

47.             Piero Basso, presidente Costituzione Beni Comuni

48.             Emilio Molinari, Comitato Acqua Pubblica, già parlamentare europeo

49.             Franco Calamida, già deputato del Parlamento italiano

50.             Vittorio Agnoletto, medico, già parlamentare europeo

51.             Giuseppe Cacciatore, professore emerito Università Napoli, Accademico dei Lincei

52.             Maria Rosaria Marella, docente Diritto Costituzionale, Università di Perugia

53.             Nicola Magliulo, docente e pubblicista

54.             Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC

55.             Giovanni Russo Spena, dirigente nazionale PRC

56.             Gianluca Carmosino, redazione Comune-info.net

57.             Alessandro Portelli, storico

58.             Damiano Colletta, sindaco di Latina

59.             Claudio Serpico, docente Università Federico II Napoli

60.             Michele Tripodi, sindaco di Polistena

61.             Giovanna Vertova, docente di economia politica

62.             Marco D’Isanto, commercialista e pubblicista

63.             Giovanni De Stefanis, Assoc. Libertà e Giustizia, Circolo di Napoli